6° (sei gradi) è uno spettacolo che intreccia comicità, satira e divulgazione scientifica, un’occasione di riflessione lucida e divertita sui grandi temi del nostro secolo: la sostenibilità ambientale e il destino dell’umanità. Un invito a ridere, sì, ma soprattutto ad agire ora, prima che quei sei gradi diventino realtà.
Ancora una volta Giobbe Covatta affida a un numero la chiave del suo lavoro teatrale. Dopo 7, dedicato ai vizi capitali, e 30, ispirato agli articoli della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, arriva ora il numero 6: una cifra solo in apparenza astratta, che diventa invece misura concreta e inquietante del nostro futuro. Sei sono infatti i gradi centigradi di aumento della temperatura media del pianeta.
L’azione si svolge in un tempo a venire, articolato in diverse epoche, ognuna segnata da un progressivo innalzamento della temperatura globale: uno, due, tre, fino a sei gradi in più rispetto a oggi. A popolare questi scenari sono i nostri discendenti — figli, nipoti, pronipoti — eredi non solo delle nostre conquiste economiche, sociali e culturali, ma anche delle conseguenze delle nostre scelte. Il mondo che ricevono è quello che avremo lasciato loro: fragile, trasformato, ostile.
Attraverso una serie di domande tanto semplici quanto destabilizzanti, Covatta cercherà di metterci alle strette: come cambia la vita quotidiana con un solo grado in più? E cosa accade quando l’aumento diventa irreversibile? E le sue ipotesi non sono certo voli dell'immaginazione, ma possibilità concrete basate su modelli scientifici solidi, che indicano con chiarezza un futuro fatto di adattamenti forzati e di difficili strategie di sopravvivenza.
Covatta, con il suo inconfondibile umorismo, immagina soluzioni estreme, invenzioni paradossali, risposte politiche e sociali tardive, dando vita a personaggi vivacissimi, impegnati a rimediare in extremis a ciò che noi abbiamo rimandato per decenni.