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L'olio d'oliva
Neanche a Rimini e dintorni è più un evento prodigioso capitare in ristoranti forniti di buone e talora ottime cantine. Se la "cultura" del vino ha fatto negli ultimi anni parecchia strada, stenta ancora ad affermarsi, invece, quella dell'olio. Sfortunatamente: perchè l'olio (quello, naturalmente, d'oliva extravergine), oltre ad essere incomparabilmente più salutare del burro e degli altri grassi animali, procura al palato educato stimoli e fantasie inaccessibili all'olio di semi e comparabili con quelle del vino.
Come il vino, l'olio è una sostanza "vivente", che nasce, invecchia (acquistando o perdendo con l'età) e infine decade e "muore"; richiede, come il vino, attenzioni e cure continue; come il vino, vanta una ricca tipologia, data dalle differenti varietà d'ulivo, dalla latitudine, dal terreno e dall'esposizione, e infine dalle tecniche di raccolta e di spremitura delle olive. Tra il pallido ed etereo olio del Garda e il dorato ed intenso olio calabrese c'è la stessa differenza che tra il Soave e il Cirò bianco; e diversissimi sono il delicato olio ligure, invocato dal pesto alla genovese, e il profumato olio toscano, d'obbligo sulla panzanella, o il verde e fruttato olio umbro e quello pugliese, denso e violento.
Non molti sanno che l'olio delle colline della provincia di Rimini è, sia per il grado di acidità che per le caratteristiche organolettiche (colore, profumo e sapore), tra i più pregiati d'Italia. In effetti, data la scarsa produzione, nessuno ha mai avuto interesse a valorizzarlo. Un vero peccato, perchè - sia detto senz'ombra di campanilismo - se fatto come Dio comanda, regge il confronto con il migliore "Brisighello".
L'olio da citare ad esempio è ottenuto da olive colte a mano nel preciso momento in cui trascolarano dal verde al viola; deposte in piccoli contenitori ben areati, nel giro di 72 ore le olive sono portate al frantoio, dove vengono spremute a freddo da ruote di granito. L'olio è poi lasciato decantare in piccoli contenitori fino a marzo-aprile, a temperatura costante.
Il risultato è un olio dal sapore deciso e insieme delicato, gradevolmente amaro e dall'aroma complesso. Anche se nessuno lo vieta, usarlo per friggere è uno spreco. Crudo, è inarrivabile sulle insalate, soprattutto d'erbe selvatiche, e sul pesce, lessato o alla griglia.

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