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Donne senza storia
Dopo la definitiva cacciata dei Malatesti, nel 1528, e il passaggio di Rimini alla Chiesa, ebbe inizio per la città un lungo periodo di declino economico e civile. Ne è indizio una storia poverissima di fatti, e quei pochi perlopiù miserevoli. Quanto alle donne, la fine della fase signorile coincise con una radicale estinzione di figure emergenti, e perfino di presenze identificabili: "Non solo le masse anonime di madri, mogli e figlie di cittadini, contadini e pescatori," ha osservato Giovanni Rimondini "le donne occupate nella produzione e vendita di beni alimentari e tessuti [...] e quelle delle poche professioni permesse [...], ma anche le stesse dame sono passate nelle vie, nelle case, nelle chiese e sui campi senza lasciare segni consistenti".
Lontane dalla guerra e dai fatti d'arme, estranee all'esercizio del potere e agli affari di Stato, ai margini della vita culturale ed artistica, le donne compaiono nelle cronache cittadine - quando compaiono - come puri nomi, flatus vocis, presenze sbiadite, esangui ectoplasmi. Ignorate da un'annalistica de viris illustribus narrata da uomini, popolata da uomini e destinata a uomini, e spesso trascurate perfino da quelle che Marc Bloch ha chiamato fonti "loro malgrado", approdano alle fonti narrative perchè eccezioni ed infrazioni, exempla e monstra. Vi approdano le pie e le sante donne - suor Ercola Rinalducci (1650-1693), suor Domenica Pozzi (1656-1706), suor Chiara Bassetti (1681-1733), tutt'e tre clarisse, la prima assaltata per sei anni da "diaboliche manifestazioni", la seconda usa a "disciplinarsi fino al sangue, cingersi di cilicio, legarsi la persona, affliggersi col fuoco, coll'acqua bollente, con ortica", la terza stimmatizzata alle mani e ai piedi, o Alda Diotallevi (1651-1723), affiliata alla Compagnia di Gesù, accecata dalla cataratta e infetta nel ventre - e vi approdano le peccatrici: le streghe, le assassine, le puttane, le eccentriche.
La cronaca manoscritta di Giovan Battista Monticoli ci fa conoscere la Tommasina, "cortegiana famosa" oriunda di Forlì, "favorita da tutta la gioventù" riminese "perchè lei faceva trebbi de' Gentilhuomini et faceva piacere a chi a lei piaceva, facendo la inamorata mo' a l'uno mo' all'altro", con tale abilità che "molti della Città le strussiorono dietro tutte le loro facoltà". Un sarto geloso la uccise nel 1548, "in giorno d'un Venere".
Una lista di morti compilata dal barbiere Matteo Angelini ci fa imbattere nella Vaccarina, un'anziana mendicante "abbrugiata per strega" nel 1587: la stessa, forse, che intorno al 1570, in una casa di Longiano, aveva fatto comparire un "Pecorone con le corna et negro" che emetteva scintille di fuoco.
Carte dell'Archivio Segreto Vaticano ci restituiscono Teodora Stivivi, la nobile, giovane e bella vedova del capitano Battaglino Battaglini, che nel 1628, travestita da uomo, tentò di fuggire col pittore Guido Cagnacci, per il quale aveva ripetutamente posato, e che, scoperta, fu rinchiusa nel monastero delle Convertite, un reclusorio per donne di malaffare.
La cronaca inedita di Girolamo Cirelli ci presenta la sventurata Matilde Ippoliti, spedita in convento per troncare la sua relazione con Girolamo Bonadies, giovane arrogante e violento che la famiglia non era riuscita a raddrizzare; ammalata d'amore, il 31 maggio 1698 Matilde si suicidò. Un'annotazione di Giacomo Antonio Pedroni immortala Giulia Suriani, passata a miglior vita nel 1609, a settantasei anni, che ebbe sei mariti. Dalla cronaca di Nicola Giangi balza la vispa Franciocca, che nell'anno 1800, all'età di settantadue anni, impalmò il ventenne Giovanni, figlio di un mercante. Dalla cronaca del Cirelli affiora Felicita Diotallevi, moglie di Girolamo Benzi, che partorì la bellezza di venticinque figli, nessuno dei quali sopravvisse.

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