Si è rivelato uno spettacolo unico Molly Sweeney di Bian Friel tenutosi al Teatro della Regina di Cattolica in queste sere di novembre, per la toccante regia di De Rosa, con Umberto Orsini, Valentina Sperlì e Leonardo Capuano. Una pièce di una ricchezza sorprendente, dove la maestria degli attori ha aperto gli occhi dei sensi. I tre attori si trovano a recitare per la prima parte dello spettacolo completamente al buio, in una girandola di voci e sensazioni acuite. Le tre voci ci vanno dipanando la storia nella sua stessa essenza, facendoci avvertire le vibrazioni dello spirito di Molly, una donna cieca ed indipendente.
Al buio il racconto si dilata, si amplifica, i suoni e le emozioni ci pervadono.
Con la protagonista si entra subito in empatia. Annusiamo l’aria con lei, ci volgiamo nel buio a cercare il racconto di quelle voci, il buio apre le spore degli altri sensi, svegliandoli dal torpore, ci immedesimiamo nel percorso di Molly. Per l’ambizione dei due uomini, marito e medico, Molly si sottopone ad un’operazione chirurgica agli occhi. Il marito di lei vorrebbe che divenisse una donna completa e recuperasse la vista, e l’altro il medico per ricercare la fama d’un tempo che fu la condurrà fisicamente al recupero della visione.
Molly asseconda la volontà altrui per non deluderne le aspettative. Ma il mondo euforico condiviso con lei pian piano svanisce, si dissolve.. e, lentamente insieme alla protagonista il pubblico viene ricondotto alle prime brume luminose, sino a recuperare con lei la vista. Tutto d’un tratto la sua vita viene catapultata in un’altra dimensione, le sue paure pre-operazione prendono corpo, quel mondo che le apparteneva e che la cullava da 40 anni, in cui lei si trovava a proprio agio, s’infrange, la delicatezza ovattata che la circondava d’improvviso non l’avvolge più. Ora questo nuovo mondo non lo conosce perché non corrispondente al suo immaginario, e lo sforzo e la delusione sono talmente immani che lei non regge, sprofondando questa volta in una cecità psicologica che la escluderà dalla nuova realtà, portandola alla ricerca di un mondo altro, alla ricerca di una dimensione eternamente perduta.
Il duro lavoro degli interpreti ha messo in luce tutte le loro qualità recitative. Gli spettacoli in cui recita Umberto Orsini, istrione del teatro italiano, sono sinonimo di garanzia. Una regia che ha perfettamente reso il testo in una messa in scena che arriva alla pancia.
La Regina si autoincorona, dando avvio ad una stagione di prosa di alta qualità.
Lucia Lombardi