A pochi giorni dalla manifestazione popolare di Milano, promossa da Letina Moratti per richiamare attenzione e reclamare risorse da destinare alla sicurezza dei cittadini, il sindaco di Rimini compie alcune riflessioni.
“Ragionavo tra me e me sulle classifiche dei reati denunciati che, periodicamente, vengono pubblicate dagli organi d’informazione. Non è una sorpresa che il territorio riminese si ritrovi tra i fanalini di coda, così come non meraviglia più la (ovvia) postilla statistica riferita alla cosiddetta ‘correzione turistica’. Un dibattito per così dire stagionale, ma mai da trascurare. Oltre 7 milioni di presenze turistiche all’anno rendono Rimini qualcosa di più che una semplice ‘vetrina’ del Paese; è in tutti i sensi un punto di eccellenza italiano la cui fortuna dipende fortemente dall’elemento ‘sicurezza reale e sicurezza percepita’. Si va forse in vacanza per vivere brividi di paura? Voglio dire che l’ordine pubblico, in alcuni luoghi del Paese, assume connotati diversi, in quanto direttamente incidenti sui modelli sociali, economici, culturali.
Negli ultimi 15 anni a Rimini abbiamo fatto enormi passi avanti in tal senso, anche attraverso iniziative ‘pilota’ a livello nazionale ma soprattutto grazie al senso di responsabilità e collaborazione instauratisi tra istituzioni locali, magistratura e forze di polizia. Sono stati colti risultati lusinghieri, fondamentalmente basati sulla capacità di lavoro dei tanti uomini che ogni giorno escono di casa con il compito e il ruolo di far rispettare l’ordine pubblico. E questi risultati hanno avuto un ruolo vero nel persistente successo del modello turistico riminese.
Con l’andamento di un fiume carsico, ci sono stati anni in cui dallo Stato sono arrivati rinforzi di polizia consistenti e anni in cui ciò si è verificato di meno. E’ mancata però una risposta strutturale alle esigenze del distretto turistico riminese: il riconoscimento di quella specificità territoriale che ha come immediata conseguenza una permanente implementazione degli organici di polizia. Non voglio dare colpe a nessuno schieramento politico ma così è.
L’altro giorno il Governo ha siglato con Anci un patto sulla sicurezza che fissa i paletti per sviluppare con i Comuni italiani progetti condivisi, nel quadro di un rapporto di sussidiarietà tra gli organismi statali e gli enti locali e territoriali. Bene, benissimo, da sottoscrivere immediatamente e con entusiasmo: ciò che ha fatto Rimini negli ultimi tre lustri in termini di sinergia e iniziativa tra Istituzioni e forze di Polizia, credo possa essere preso ad esempio in tal senso.
A latere lo stesso Governo- probabilmente anche sotto la pressione di una manifestazione voluta e programmata dal Sindaco di una grande città- si è impegnato a garantire in un lampo (60 giorni) per le aree metropolitane, risorse finanziarie e organici adeguati sul versante della sicurezza. Giustissimo, per carità: a città grande deve corrispondere una altrettanto grande attenzione verso le tematiche dell’ordine pubblico.
Ma mi chiedo se un Esecutivo centrale tanto attento alla bontà della pianificazione a ogni livello non possa e non debba compiere a questo punto un decisivo passo in avanti, dando finalmente attuazione a quella domanda strutturale rimasta sostanzialmente inevasa per il distretto riminese. Sulla sicurezza la politica deve essere subordinata a una programmazione rigorosa e ragionata (guardando persino alle statistiche relative ai reati denunciati), altrimenti più dei numeri e dei fatti a prevalere è la legge del più forte. Chi grida ottiene e in tempi rapidi. Ma il nostro territorio, abituato ad assumersi responsabilità oltre al proprio ruolo, non può e non vuole riconoscersi in questa prospettiva”.