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Tornano a Mondaino i "Ghiottoni"

Mondaino
Venerdì, 01/12/2006 11:22
Inviato da redazione
“ ... Ma la cucina dei Rondò, a Rio Salso, nella loro villa di campagna! Dio mio, credo che non vi sia niente di più bello al mondo! Nera, fumosa, fra i lampi delle pentole di rame e un pollo tutto nudo pillottato allo spiedo, che lacrima come un giovane pollo romantico dell’ottocento: scura di santi, di archibugi, di calderotti. Sul tavolo quasi sempre una lepre, i funghi, gli ortaggi. Pareva un accampamento di bracconieri, di zingari. Eppure bastava che vi apparisse lui... Entrava, dava un’occhiata generica a tutto l’ambiente dal fondo di quelle sopracciglia crudeli, fra le punte dei baffi, caricava il carillon del girarrosto, e tutta la cucina si rischiarava e si animava d’incanto al suono d’un valzer. Che razza di cuoco il barone Rondò! A lui la musica piaceva, non c’era che dire! Quello sì che era un genio…”

da I Ghiottoni di Fabio Tombari


E’ bello e utile tornare a leggere Fabio Tombari e porre sulla tavola i suoi ‘Ghiottoni’, da gustare nella prima edizione la più al dente.

Forse complice l’autunno, sono stati numerosi gli ascoltatori dei primi due appuntamenti che Mondaino ha dedicato al grande scrittore che è stato definito l’Hermann Hesse italiano, saliti nella rocca romagnola con la speranza di tornare a sfamarsi dei suoi libri e di tornarli a comprare in libreria, freschi di nuova stampa.



Nella conta succulenta delle opere di Tombari arriva il turno de “I Ghiottoni”, libro dedicato al cibo (Artusi permettendo). Sarà una sorpresa solo per chi non è tombariano vedere – mettendo il dito fra le costicce del corpo gastronomico – che il cibo non è solo questione di resistenza o addirittura nevrastenia, rincari ai prezzi degli ortaggi o malattie insorgenti. Mangia che ti mangia i ghiottoni del titolo con la “g” maiuscola – grasso e magro, Renda e Rondò, Sindaco (comunista) e Reverendo – arrivano alle altezze di Dio e a capire le essenze (gli aromi, i salmi e rituali della nostra vita, anzi i salmì). L’unico libro in cui la bocca non è del tutto impegnata: si sganascia anche dal ridere. L’unico in cui gli occhi non vedono solo il piatto (o l’inflazione) ma anche il lustro del pianto lirico, l’arrosto dei temporali (e dalle finestre l’altura scenica di Mondaino che a Tombari diede la Sposa e mezza casa a Rio Salso: tinello e cucina).



Scritto a 40 anni, I GHIOTTONI sono il libro nel mezzo del cammin della vita di FABIO TOMBARI (ma gli mancano ancora ben 50 prodigiosi anni da percorrere: si spegne ultra-novantenne a Rio Salso, nel 1989). Nato a Fano (PU) nel 1898, impregnato di tradizioni marinare e casalinghe, sogni al grammofono e avventure salgariane, avendo già fatto il maestro elementare anticonformista (piaceva tanto a Rodari, Mario Lodi, don Orione etc.) in una frazione sperduta del Montefeltro, carriera brillante tra Milano e Roma (tra il giovane Strehler, via Solferino e Cinecittà – ove Zavattini e De Sica lo tentano), il Nostro Scrittore si è già ritirato a Rio Salso nella casa di sua moglie mondainese (in realtà originaria di Pieve di Cadore): per metà marchigiano e l’altra (dolce) metà romagnolo. Mezza casa di qua (la zona giorno) e mezza casa di là (la zona notte). In mezzo il (vacillante) confine. E lo Scrittore strapopolare, tutta energia, lunare e clownesco, fellianiano come Fellini, rossiniano come Rossini è spaccato a metà dal dubbio: la ricerca spirituale in asciutta solitudine o la ghiottoneria di ammiratori e fama, “Dante o l’Artusi”? Il suo storico editore Mondadori gli chiede di bissare il successo del secondo libro (“Il libro degli Animali”), di ritentare la sbornia perenne del capolavoro (“Tutta Frusaglia”) – una tentazione che alla fine stomacò l’Autore, come per Claudio Baglioni risuonare “Questo piccolo grande amore” -, ed ecco il terzo Libro, I GHIOTTONI: il regno della tavola (dopo quello degli animali, di Frusaglia già villaggio globale; a cui seguiranno le piante, lo zodiaco de I Mesi, il pianeta di Tonino e dell’infanzia, l’atlante dei minerali ossa morte...). Ancora si ride a crepapelle, il libro doppierà le cifre di Frusaglia (nel 1973 a Firenze, nel Salone dei Cinquecento, Palazzeschi e Tombari sono omaggiati da Mondadori come campioni di incassi con la piramide d’oro di Giò Pomodoro), ma si capisce che il confine è varcato e il dado tratto, come per ogni mitico vallato. Il tema del cibo non serve più a far baldoria, ma a rievocare le povertà grame dei nostri nonni e padri – “chi ci racconterà più le 4 stagioni e l’usanze poetiche dei nostri contadini se non ci fosse Tombari?” (Sergio Zavoli) – la nostra nausea moderna, il pane quotidiano dei bisogni di tutti, il pane degli angeli della saggezza di qualcuno. Nel nuovo libro si fa autunno (non più l’estate spalancata nelle finestre di Frusaglia dove tutti si fanno gli affari di tutti, perfino il Sindaco del reverendo), si lasciano le donne a casa a Rio Salso e i ciccioni della Vita salgono un’altura (Mondaino, ovviamente) per gli esercizi spirituali e di castità: arrostire e speculare, imburrare e imbalsamare (le essenze) ! L’Autore che fino a quel momento si credeva un gaudente rotondo (il barone Rondò) partorisce l’altra metà di sè: il longitudinale, e asciutto, Oliviero Renda. Nascono i due clowns di Tombari, i due diavoli di ogni uomo: il grasso e il magro.



Libro con ricette da eseguire realmente (“per ingrassare di magro e dimagrire di grasso”), testo che spesso si confonde col testo da forno, prolificherà fino a 3 rimpasti o riscritture integrali: I GHIOTTONI – I GHIOTTONI (VECCHI E NUOVI) – I NOVISSIMI GHIOTTONI (e quest’ultimo titolo, che rinvia a un dogma del catechismo, lascia intendere a quali verità ultime, metafisiche sia approdato il vegliardo Tombari ‘monaco’ agreste a Rio Salso, “metà di qua e metà di là”).



Continua così, la lettura integrale del libro nella prima edizione del 1939, domani sabato 2 e sabato prossimo 9 dicembre 2006, presso la sala del Durantino nella Rocca di Mondaino.



A dare voce alle parole di Tombari, Matteo Giardini, che per diversi Enti ha affrontato in passato la lettura a puntate di “Tutta Frusaglia”, “Il libro degli Animali”, “I Mesi”, “La Morte e l’Amore”.

Pesarese, nato nel 1966. Libero professionista nel campo della divulgazione letteraria e teatrale, Giardini è particolarmente esperto nelle tecniche di lettura, interpretazione di un testo, narrazione. Progetta e svolge diverse manifestazioni o eventi legati alla parola, e alla letteratura in rapporto: a) alla società contemporanea, b) ai luoghi geografici dell’ispirazione letteraria, c) alla comunicazione in ambito giovanile, didattico e formativo (“voce e oralità del testo letterario”), d) alla teatralità, e) e al management. Nel 2002 è stato dichiarato “miglior lettore di Dante”, dal «Progetto Dante» della Città di Ravenna, guidato da Vittorio Sermonti e Walter della Monica. Dopo la prima edizione, torna a essere ospite fisso della trasmissione su RAI 2 TV “Il tornasole” di/con Andrea Pezzi (in qualità di commentatore dantesco e co-autore dei testi).


Venerdì, 01/12/2006 11:22


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