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Palio del Daino, gran finale

Il Gioco del Palio e l’Incendio della Rocca

Mondaino
Sabato, 19/08/2006 13:14
Inviato da redazione
Con l’arrivo del corteo storico in onore di Sigismondo Pandolfo Malatesta in Piazza Maggiore (ore 19.00) avranno inizio le disfide tra le contrade per la conquista del Palio.

Il cammino per la conquista del trofeo è lungo e non certo facile per i rappresentanti delle contrade Borgo, Castello, Contado e Montebello.

la prima disfida, la “Corsa delle Oche”, è un concentrato di fortuna e destrezza che impegna un giocatore per contrada. Prima della gara tramite sorteggio, viene assegnata a ogni contrada un’oca alla quale i contradaioli mettono le insegne e i colori : gli animali non sono addestrati e non conoscono il loro conduttore.

Al momento del via le oche devono essere spinte lungo il percorso di via Roma per arrivare per prime al traguardo di Piazza Maggiore, i conduttori però possono usare solo la loro voce e il battito delle mani e in nessun modo toccare l’animale.

La vittoria nella corsa delle oche dà alla contrada vincitrice il privilegio di scegliere per prima le postazioni di gioco per il vero e proprio Giuocho de lo Palio, che viene disputato dalle ore 21.00 in Piazza Maggiore.

Il gioco del palio consiste in una sorta di gioco dei 4 cantoni. Le squadre sono composte da 2 giocatori per contrada, 8 in tutto, che si dispongono sulle postazioni disegnate su Piazza Maggiore che è di forma circolare, una al centro del cerchio e sette sulla circonferenza, al segnale i due componenti della squadra devono scambiarsi un testimone e contemporaneamente andare a occupare una delle postazioni. A ogni tornata una delle postazioni viene esclusa dal gioco e di conseguenza il giocatore che rimane senza postazione viene eliminato dal gioco e con lui anche la sua contrada.

Nell’albo d’oro del Palio del Daino svetta su tette la contrada Castello con ben 10 palii conquistati e campione attualmente in carica, seguita da Montebello con 4 Borgo con 3 e fanalino di coda il Contado con una sola vittoria. Sarà forse il 2006 l’anno del suo riscatto?

La serata mondainese continuerà con numerosi di spettacoli, tra cui segnaliamo le esibizioni degli sbandieratori di Castiglion Fiorentino, per chiudersi con i festeggiamenti e i balli in piazza alla luce dei fuochi artificiali che incendieranno la Rocca.

Ma il Palio del Daino di Mondaino non è solo spettacoli, nel senso canonico del termine, ma è un’unica grande rappresentazione, che coinvolge l’intero paese, della vita della metà del 1400.

Passeggiando per le vie del borgo si possono così vedere da vicino fabbri e maniscalchi, tessitori e impagliatori, cordai e conciatori di pelli, vasai e affrescatori, ricamatrici e librai, ma mentre ci si sofferma a osservare i gesti sapienti delle decine di artigiani che arrivano a Mondaino ogni anno da tutta Italia ci si può imbattere in gruppi di pellegrini, chiacchierare intorno al braciere acceso con soldati in cotta o scambiarsi consigli di cucina con le donne intente a preparare le vivande per le truppe.

Fin dalle prime edizioni il Palio del Daino di Mondaino infatti si è contraddistinto per la particolare cura degli allestimenti scenografici e delle ricostruzioni di arti, mestieri e della vita quotidiana, risultato ottenuto grazie a un approfondito studio e una capillare ricerca in tutta Italia di artigiani e gruppi di ricostruzione storica.

Con la stessa cura anche quest’anno verranno riproposte alcune situazioni arricchite nella presentazione come l’Hospitale dei Penitenti e dei Pellegrini, proposto dall’Associazione La Commenda di Reggio Emilia che ritroverà la sua collocazione originale nell’antico monastero delle Clarisse di Mondaino: saranno ricostruiti infatti i posti letto così come appaiono nell’iconografia della metà del 1400. A completare il quadro, la riproduzione di un convento di Clarisse, allestito appositamente per il Palio del Daino in collaborazione con Il Teatro dello Spiazzo di Pesaro.

In particolare dietro alla “ruota” (la porta girevole che era l’unica via di comunicazione delle monache con l’esterno) sarà proposto l’allestimento di un refettorio e di alcune cellette delle monache, mentre le attrici della compagnia marchigiana in abiti monastici del 1400 rappresenteranno alcuni momenti della vita delle monache.

Particolare attenzione sarà rivolta anche al tema del cibo e della cucina, rappresentato da La Corte Medioevale di Valle San Giorgio in provincia di Padova e da La Comitissa di Ghemme provincia di Novara.

La Corte Medioevale, che torna dopo una breve assenza al Palio del Daino, è specializzata nella rappresentazione della lavorazione del pane in tutte le sue fasi dalla macinatura del grano, la selezione delle farine, la preparazione degli impasti alla cottura delle pagnotte che potranno essere assaggiate dai visitatori ancora calde appena uscite dalle braci.

La Comitissa invece, proporrà l’allestimento della cucina e realizzerà davanti agli occhi di tutti alcune ricette tratte da manoscritti e testi del XIV - XV secolo.

La caratteristica peculiare della manifestazione mondainese è quella di rappresentare la quotidianità in tutta la sua interezza, così come si mettono in mostra i momenti della festa e dello sfarzo così si rappresentano anche quelli più torbidi come il Lupanare o il Bagno Pubblico.

Il Lupanare, luogo di lussuria e perdizione per uomini e donne viene allestito, quest’anno in una collocazione più ricca e scenograficamente più suggestiva dalle ragazze della Commenda di Calerno di Reggio Emilia, mentre il gruppo storico di Ghemme sarà il protagonista di un’altra ricostruzione meno nota ma di sicura suggestione: Il Bagno Pubblico.

Con l'avvento del cristianesimo la chiesa condannò e vietò le lusinghe dei piaceri sensuali, secondo la concezione ascetica che riteneva immorale la cura del corpo. In quest'epoca i bagni caldi divennero l'obiettivo delle violente prediche dei moralisti cristiani. Sant'Agostino nella sua "Regola" raccomandava un bagno caldo solo una volta al mese. L'arte del bagno venne così misconosciuta per tutto il medioevo anche se stabilimenti pubblici più o meno lussuosi rimasero aperti nelle città fino agli ultimi decenni del XVI secolo. Il bagno pubblico serviva contemporaneamente a due scopi: l'uno morale, l'altro meno. Malgrado le innumerevoli norme che proibivano di ricevere in tale luogo le meretrici, tutti i bagni erano abbondantemente forniti di cameriere alquanto servizievoli. Dietro l'apparenza di luoghi per la cura e l'igiene del corpo spesso essi nascondevano autentici postriboli, bische e ritrovi malfamati.

La Comitissa fa rivivere quei luoghi attraverso una ricostruzione d'ambiente in cui il visitatore può immergersi in una tinozza d'acqua profumata con essenze e petali di fiori e, una volta affidato alle cure delle "cameriere", gustare dolci, frutti e vino speziato.

Sabato, 19/08/2006 13:14


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