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Rimini 6 e 7 novembre 2009

Incontrare Sidney Lumet. Premio Fondazione Federico Fellini 2009

Rimini
Domenica, 08/11/2009 11:21
Inviato da lucia
Il maestro Federico Fellini, indimenticato regista riminese, è stato omaggiato, per merito della Fondazione Fellini, con una due giorni di convegno e con il Premio 2009 conferito dal regista Pupi Avati a Sidney Lumet, ottantacinquenne e gagliardo cineasta americano.
Sensibilmente commosso dal riconoscimento ricevuto, Lumet concede una bella ed esauriente intervista ai giornalisti italiani e stranieri accorsi copiosi all’interno della Cineteca di Rimini, durante la quale è emersa una grintosa personalità.

Sidney analizza il suo rapporto con gli attori in scena dichiarando di lasciarli agire con libertà solo apparentemente, l’attore deve poter essere assecondato come un’onda di mare con naturalezza, ma inducendolo a conformarsi all’imprescindibile riferimento registico. L’attore deve sostanzialmente lasciarsi andare al sentimento in una sorta di libertà vigilata, in cui rendere il personaggio come se tra regista e attore si creasse una sorta di transfert, una specie di storia d’amore che si brucia in un lampo… oppure che può durare, paradossalmente, tutta la vita, per poi evocare un nostalgico ricordo traslato nel tempo.

Lumet ama molto i film di Fellini, “avrei voluto averli fatti io”, afferma. “Otto e mezzo, per esempio, quando uscì lo amai molto, ora lo sento più distante rispetto ad altri suoi capolavori, che da sempre e per sempre saranno degli archetipi cinematografici assoluti, come il finale di E la nave va, in cui si mette a nudo il mondo della finzione cinematografica - prosegue - i suoi film esprimono leggerezza, l’esatto contrario dei miei, che sono pesanti e grevi, i suoi sembrano saltellare leggeri sulla sabbia”. L’intensa conferenza stampa – lezione di cinema sostenuta dal premiato si fa sempre più pregnante, “l’alchimia, sostiene, che garantisce la riuscita di un film, non è altro che l’armonia creatasi tra sceneggiatura e poesia visiva, considerato che oggi la cosa di maggior impatto sulla coscienza del pubblico è il significato che l’immagine esprime di per sé, il pathos che trasmette in assenza di parole che potrebbero ucciderne la vera grandezza”.

Milena Massani

Domenica, 08/11/2009 11:21


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